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DON GIUSEPPE GERVASINI "El Pret de Ratanà"

Don Giuseppe Gervasini è nato a Robarello di Sant'Ambrogio Olona (Varese) l'1 marzo 1867, primogenito ed unico sopravvissuto di cinque figli di Antonio, tagliapietre del luogo e di Luigia Molinari, originaria di Bardello, sul lago di Varese.
Compiuti gli studi di ginnasio e del liceo presso i Salesiani di Don Bosco in Piemonte, termina gli studi teologici nel Seminario Maggiore di Milano.
Viene ordinato sacerdote l'11 giugno 1892 nel Duomo di Milano dall'Arcivescovo Luigi Nazari di Calabiana.
Il primo incarico come Coadiutore lo ebbe alla Parrocchia di Pogliano Milanese, circa un anno dopo fu trasferito a Cabiate (Como), nel 1894 è a Milano a San Vittore al Corpo, nel 1895 a Dergano, nel 1896 gli viene data la Cappellania di Peregallo di Lesmo in Brianza , dal 1° giugno 1897 è a Retenate, frazione di Vignate, nella Cappellania dei conti Greppi, dove rimane per quattro anni.
E qui comincia a diffondersi la sua fama di prete-guaritore ed il nome di "Pret di Ratanà" gli rimase per tutta la vita.
Nel 1901 è in servizio come Coadiutore a Milano nella parrocchia del Redentore ed abita in via Pattari 2 vicino a Piazza Fontana, a due passi dalla Curia ambrosiana. È qui che cominciano ad arrivare a frotte gli ammalati, ai quali prescrive cure a base di erbe. Ma questa attività di prete erborista non è di gradimento della Curia (e neanche di molti medici); dopo un primo avviso, nel 1902 a Don Giuseppe viene comunicata la sospensione "a divinis". L'anno successivo, però, viene "restituito in sacris".
La sua attività pastorale riprende ed eccolo "sacerdote addetto alla celebrazione delle messe" nella chiesa di San Bernardino alle Ossa, a due passi dal Duomo.
Nel 1911 lo troviamo "sacerdote residente nella parrocchia metropolitana di Santa Tecla", accanto al prevosto mons. Francesco Balconi. Nel 1926 passa alla parrocchia di San Giovanni Battista a Trenno e risiede alla cascina Linterno, in una villetta donatagli da un suo benificato. E proprio qui a Linterno trascorrerà gli ultimi anni della sua vita fino alla morte avvenuta il 22 novembre 1941.
- Ciàppa 'stà érba chì e falla bùj, béven on cugiàa a la mattìna, in còo a óna settimàna te gh'hee pù niént. -
Quanti ricordano ancora frasi come questa, pronunciata dal Pret de Ratanà, o sentite ripetere dalle nonne e dalle mamme?
Da lui per farsi curare negli anni fra le due guerre arrivavano persone da tutti i luoghi, perfino da Roma e anche dalla Svizzera, gente del popolo e personaggi illustri.
I suoi erano rimedi naturali, dava agli ammalati le erbe che raccoglieva nel suo orto: timo, rosmarino, maggiorana, menta, malva, gramigna, camomilla, biancospino, aglio e quello che raccoglieva nei boschetti o sulle rive dei fontanili. Curava con l'acqua limpida e fresca del fontanile Marcionino che gli passava sotto casa, prescriveva bicarbonato e lievito di birra, faceva attaccare sanguisughe dove c'era da togliere il sangue guasto, dava da mangiare scodelle di zuppa e spesso anche frutta e dolci raffermi e muffi. Ogni giorno comprava e distribuiva quaranta chili di pane ai poveri e tratteneva a pranzo tutti quelli che venivano da lontano, con una mano prendeva la roba che gli regalavano e con l'altra la distribuiva a chi ne aveva bisogno.
Gli bastava un'occhiata per capire di che cosa aveva bisogno l'ammalato per guarire. Don Giuseppe non era un mago; aveva una profonda conoscenza di anatomia e patologia, che imparò da autodidatta durante il militare.
Numerose sono le persone ancora oggi in grado di fornire testimonianze sulle sue doti.
Non ci divulgheremo a descrivere i ricordi e gli aneddoti di cui è stato protagonista; per questo ci vorrebbe riempire un libro a parte; vi rimandiamo alla lettura di quelli già appositamente scritti e che raccolgono dal vivo le testimonianze della gente che lo ha conosciuto.
Di Don Giuseppe hanno detto che era un santo, un mago, un istrione ed uno spretato. La verità è che aveva tanta conoscenza del cuore umano ed uno spiccato amore per le erbe che gli permettevano di curare le bestie e la gente. Aveva anche un senso particolare, riusciva ad intuire sempre al primo momento il male delle persone.

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